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Benvenuti nel mio blog! Leggere è niente, il difficile è dimenticare ciò che si è letto. (Ennio Flaiano)
E'ARRIVATA LA NEVE SI RIPARTE CON GLI SCIHo fatte molte escursioni da solo, quando ero più giovane, ed anche quest'anno ... ci riproverò!
Questa foto, davvero stupenda, ha rinnovato i pensieri, i sentimenti, le emozioni, i ricordi di quelle escursioni.
La solitudine, la serena fatica, la sofferenza, il freddo, la neve, il sole, le ombre, il silenzio, il ticchettio delle racchette, il frusciare degli sci, il respiro affannoso che ritma l'andare, la luce accecante, l'uomo e la natura, i sentimenti di libertà, gli alberi spogli, i boschi scheletriti, la traccia da seguire, la tenacia, le paure, i pensieri profondi, la tensione, il coraggio, i paesaggi indimenticabili, le sorprese, la serenità, le baite abbandonate, lo scorrere delle acque, le orme degli animali, l'allegria, l'entusiasmo, la gioia, una valletta nascosta , la salita ad un valico, la discesa nel bosco, i sogni ad occhi aperti, il cuore in gola, la sensazione di un attimo, l'onda crescente di emozioni, il vento sulla pelle, una carezza leggera, una melanconica tristezza, attimi di vita di profonda e lacerante bellezza.
ESCURSIONA A MONTE GRECOEscursione durissima. Oltre cinque ore e mezza di marcia e oltre mille metri di dislivello a salire ed a scendere. Anche se c'era uno splendido sole, un moderato vento da nord ha tenuta la temperatura intorno allo zero. C'eravamo solo noi cinque, camosci e cervi. I camosci, tantissimi; siamo riusciti anche a fotografarli. Panorami mazzafiato verso il Gran Sasso, la Majella con la cima di Monte Amaro innevata, le montagne del Parco Nazionale d'Abruzzo.La fatica...tanta, è stata largamente ripagata...Qui sotto la mia felicità, le altre foto nell'album.
Verlaine - Chanson d'automne
Durante le escursioni in montagna spesso ho bisogno di restare solo, con i miei pensieri ed i miei sentimenti. Per me la montagna é anche questo. E' stato cosi anche sabato mentre salivo nel bosco, colorato d'autunno, nella frescura di un lieve vento che sorreggeva le foglie secche, che si staccavano dai rami, fino a posarle delicatamente a terra. Era mezzogiorno, sentivo le campane di Opi annunziare l'angelus... Tra i tanti pensieri che hanno accompagnato i miei passi è affiorato, sbiadito, anche il ricordo di questi meravigliosi versi di Verlaine...
Canzone d’autunno
I singhiozzi lunghi dei violini d'autunno
mi feriscono il cuore con languore monotono.
Ansimante e smorto, quando
l'ora rintocca, io mi ricordo
dei giorni antichi e piango;
e me ne vado nel vento ostile
che mi trascina di qua e di là
come la foglia morta.
YouTube - Verlaine - Chanson d'automne LIBERTA'
VIVERE DA UOMINI LIBERI NON E' UNA SCELTA; E' UN DOVERE. VENTOHo vissuto la mattina nel vento. In montagna, su di un breve percorso di cresta. Un vento teso e freddo che veniva su, a folate, dal basso del versante, trascinando in alto le nuvole, che avevono trascorso la notte al riparo nella faggeta. Nuvole veloci che correvano basse sui prati, che avvolgevano il bosco e le rocce in ovattate nebbie brumose, rischiarate dall'alto dai raggi del sole. Insieme alle nuvole il vento portava con se, dal bosco, misteriose voci , che il frusciare delle foglie non riusciva a confondere. Curioso, mi soffermavo ad ascoltarle. Paziente attendevo i silenzi, che seguivano le pause che il vento si concedeva. Silenzi densi, importanti. Altre volte le nuvole passavano alte nel cielo ed allora vedevo le loro ombre correre sui prati. Le inseguivo con lo sguardo fino a vederle sparire, in alto, oltre il crinale, insieme ai miei pensieri.
ART. 21 DELLA COSTITUZIONELibertà di pensiero è la "capacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro".(Immanuel Kant)
Io non voglio che la libertà di pensiero sia limitata dal potere politico né con la violenza, né celatamente, né paternalisticamente. Io voglio la libera circolazione delle idee.
Io voglio il rispetto di quanto sancito dal primo comma dell’art. 21 della nostra costituzione: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.
Io non voglio che si metta a me o ad altri una cerniera alla bocca!
LA LEGGENDA DELLA STELLA ALPINA
Una volta, tanto tempo fa, una montagna malata di solitudine piangeva in silenzio. Tutti la guardavano stupiti: i faggi, gli abeti, le querce, i rododendri e le pervinche. Quando una notte le nuvole erano volate via per giocare a rimpiattino tra i rami dei pini più alti, una di loro ebbe pietà di quel pianto e, senza speranza, scese guizzando dal cielo. Scivolò tra le rocce e i crepacci della montagna, finché si posò stanca sull'orlo di un precipizio. Brrrrrrrr! Faceva freddo … Ma, la montagna corse ai ripari, grata per quella prova d’amicizia data col cuore. Avvolse la stella con le sue mani di roccia in una morbida peluria bianca. Quindi, la strinse legandola a sé con radici tenaci…
LA MIA PRIMA CRISI DI PANICOEra il pomeriggio del 20 dicembre 2001, una giornata grigia e fredda. Un vento gelido, da nord, mi tagliava il viso, come una lama di rasoio. Camminavo a passo svelto lungo la “strada parco”; ero in ritardo dovevo recarmi all’ufficio delle poste centrali, prima della chiusura, per versare l’ICI, in scadenza. Ad un certo punto, all’improvviso, avverto un forte dolore alla bocca dello stomaco. Contrazioni improvvise e dolorose. Rallentai il passo. Non fu sufficiente, dovetti fermarmi e sedere su una panchina. Provai a fare degli esercizi di respirazione…niente. Il dolore continuava a mordere. Pensai al mio reflusso esofageo e pensai tra me e me che peggiorava: era più intenso del solito e si irradiava fin sulle spalle. E qui entra in gioco il destino, che si schiera dalla mia parte. Passa un amico. Si avvicina; “Che hai, che ti succede?” “Andavo alle poste per l’ICI, ma ho avuto un improvviso malore” “Dammi i bollettini ci penso io, anch’io vado a pagare l’ICI…vieni ti accompagno in un bar. Potrai riposarti e bere qualcosa di caldo” Pochi passi e siamo nel bar di Villa Sabucchi. Mi saluta; “bevi un the o una camomilla, vedrai che ti passa”. Mi seggo, ordino una camomilla, l’ambiente caldo mi dà subito una sensazione di benessere. Sorseggio la camomilla bollente, mi riposo. Il dolore si scioglie lentamente. Dopo pochi minuti comincio a sentirmi “a posto”. Mi alzo e me ne torno a casa. Ero preoccupato, avevo provato un dolore nuovo. Non era come quelli, con cui convivevo da anni per l’esofagite da reflusso. La mattina dopo vado dal medico di base. Saluti, due chiacchiere. “Sei già stato a sciare?..Che succede?” Gli racconto. Mi visita. “Tranquillo, stai a posto. Hai un battito cardiaco perfetto, pressione e pulsazioni da atleta. E’ il tuo reflusso esofageo che si è riacutizzato. Si avvicinano le feste … avrai mangiato troppo e male.” Mi prescrive la solita cura. Nei giorni che seguirono, continuai ad avere la sensazione che mi fosse capitato qualcosa, non riuscivo a camminare in fretta ed il freddo mi metteva in crisi. Il freddo che mette in crisi me? Io che sono abituato a sciare a temperature proibitive. Strano. Comunque decido di mettermi alla prova e concordo con un mio amico una escursione sulla neve. Prima, però, visita medica dal medico di base. Ottima idea. E qui il destino torna ad aiutarmi. Il medico di base è assente; c’è il sostituto. Non mi conosce, non sa della mia esofagite da riflusso. Ascolta con attenzione il mio racconto e, senza titubanza alcuna, mi dice: “Probabilmente, ha avuto un infarto. Deve fare urgentemente una visita cardiologica e gli esami necessari. Le faccio la prescrizione,” Torno a casa. Telefono al mio amico: “Non si va da nessuna parte; probabilmente ho avuto un infarto!” “Scherzi sempre!” “No non scherzo!” “Senti, telefono ad un mio amico cardiologo. Vai subito da lui a mio nome. Fatti visitare e domani andiamo a sciare. Non è possibile quello che dici.” Prendo l’indirizzo dello studio medico e vado subito. Visita, elettrocardiogramma. Nessun infarto, meno male! Però…però…dubbi, che derivano da quanto io ho saputo riferire nei particolari del mio episodio. “Torni, domani, ci sarà un mio collega e facciamo un ecocardiogramma”. Torno, faccio l’ecocardiogramma, Nessun problema, permangono tuttavia i dubbi suscitati dal mio racconto dei fatti. Precisi, decisi e preoccupanti. Si decide per un ricovero d’urgenza. Era sabato: lunedì entro in clinica. Visite, elettrocardiogramma, telecuore, radiografie varie, holter, esami etc… Niente di niente. Due giorni dopo si decide di fare una prova da sforzo. Eccezionale, da atleta. Il cardiologo, nella visita serale mi dice: “ Tutto bene. Stando ai risultati domani dovrei dimetterla. Ma credo a quello che riferisce e le propongo di eseguire un ultimo accertamento, proprio per essere completamente tranquilli: Un ecocardiogramma color-Doppler con prova farmacodinamica (dipiridamolo ad alta dose)”. Convengo, firmo ed accetto di fare l’esame. Mi viene iniettata per endovena la prima dose di Dipiridamolo. Niente me la bevo come un succo di frutta. Il cardiologo mi dice “Benissimo, tranquillo. Facciamo la seconda dose e domani se ne torna sereno a casa”. E qui il destino si schiera ancora dalla mia parte. Alla seconda dose il mio cuore impazzisce, mi viene subito iniettato un antidoto e tutto torna normale. Grande spavento. Risultato:”segni di ischemia in sede setto-apicale”. Il Cardiologo chiama subito i colleghi dell’Ospedale civile e dice loro di avere un paziente che ha urgente necessita di eseguire un intervento di angioplastica: “Cercate di abbreviare i tempi più che potete” Sotto controllo medico e copertura farmaceutica, devo attendere circa quarantacinque lunghi interminabili giorni per l’intervento. Il destino è sempre dalla mia parte e mi aiuta. Sono stressato, ho paura…l’ansia mi divora… Finalmente il quattordici nel pomeriggio entro in ospedale. Esami preliminari e preparatori, visite mediche di routine. Arriva la sera. Mi dicono che devo dormire su una barella. Mi rifiuto, so che non avrei chiuso occhio, ed il giorno dopo volevo essere in perfetta forma. Firmo e torno a dormire a casa, promettendo che l’indomani alle sei sarei stato in ospedale. A questo punto, come sempre mi succede quando devo affrontare qualcosa di importante, l’ansia e la paura spariscono e divento freddo, razionale, terribilmente lucido, rapido e sicuro nelle decisioni. Incredibile ma vero. Vivo, sguazzo nell’ansia tutta la vita; ma, quando il gioco si fa duro, ho lampi di spietata lucidità. Mi alzo alle cinque, mi preparo, un lungo abbraccio a mia moglie ed a mia figlia ed alle sei in punto sono in ospedale. Sarò il secondo ad essere operato. Attendo tranquillo sulla barella. Finalmente in sala operatoria. Vengo informato sull’intervento e devo firmare il consenso informato per accettare un nuovo protocollo di sperimentazione clinica per la valutazione del dispositivo sigillante del’arteria femorale sinistra, da cui entreranno con le sonde. Rifiuto “l’aiutino” proposto per tollerare l’intervento in modo tranquillo. Desidero essere lucido e presente. Sono nudo sul lettino si parte, mi radono, anestesia locale e via con la prima sonda. Seguo sugli schermi quello che accade. Faccio esercizi di respirazione, quelli che uso in montagna, per rilassarmi. Il tempo scorre lungamente lento. Di tanto in tanto il chirurgo ha parole di incoraggiamento e mi spiega come procedono le cose. Mi previene su eventuali sensazioni che avrò “Sentirà una forte ondata di calore. Non è nulla è il liquido di contrasto…. “Perfetto, tutto è andato benissimo, Abbiamo finito”. Esco dalla sala operatoria. Dovrò tenere la gamba sinistra immobile per quarantotto ore. Resto sulla barella, mia moglie e mia figlia sono con me. Parliamo, racconto. Qualche attimo di commozione. Il destino mi ha favorito, ma anch’io mi prendo i miei meriti. A sera mi assegnano finalmente un letto. E qui cedo di schianto: ho la mia prima crisi di panico, claustrofobia. Mi danno una dose di calmante che mi fa dormire profondamente fino al mattino dopo. Al risveglio, tutto finito. Altri due giorni in ospedale e poi a casa. A distanza di tempo ...si paga...
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